Quando si parla di riabilitazione, il pensiero corre quasi automaticamente al recupero del movimento: forza, mobilità articolare, equilibrio, cammino. Ma esiste una dimensione altrettanto decisiva, spesso meno visibile, che condiziona pesantemente l’esito del percorso riabilitativo: quella cognitiva ed emotiva.
Il corpo non recupera da solo
Attenzione, memoria di lavoro, capacità di pianificazione, motivazione: sono tutte funzioni che intervengono, spesso in modo silenzioso, in qualsiasi programma di recupero motorio. Un paziente con deficit attentivi post-ictus, ad esempio, farà più fatica a seguire istruzioni complesse durante l’esercizio terapeutico. Un paziente con un tono dell’umore compromesso — cosa molto comune dopo un evento acuto o una lesione traumatica — tenderà ad avere un’aderenza più bassa al programma riabilitativo, indipendentemente da quanto sia ben strutturato dal punto di vista tecnico.
Cosa emerge dalla ricerca sulle reti neurali
Studi di neuroimaging degli ultimi anni, come quelli sullo sviluppo del connettoma cerebrale, hanno mostrato quanto le reti neurali che sostengono funzioni motorie, cognitive ed emotive siano interconnesse e non isolate tra loro. Un’alterazione in una rete si riflette spesso su altre: questo aiuta a spiegare perché pazienti con la “stessa” diagnosi motoria possano avere traiettorie di recupero molto diverse a seconda del loro profilo cognitivo ed emotivo di partenza.
Cosa cambia nella pratica clinica
Per il fisioterapista, questo significa alcune cose molto concrete:
- Valutare non solo la componente motoria, ma anche il livello di attenzione, comprensione e motivazione del paziente durante la presa in carico
- Adattare linguaggio, tempi e complessità degli esercizi al profilo cognitivo della persona
- Collaborare, quando necessario, con psicologi e neuropsicologi in un’ottica di presa in carico multidisciplinare, invece di lavorare in compartimenti stagni
- Considerare il contesto relazionale e familiare del paziente come parte del percorso, non come elemento marginale
Un cambio di prospettiva necessario
La riabilitazione moderna si sta muovendo sempre più verso un modello bio-psico-sociale, in cui il recupero funzionale non è mai solo una questione di muscoli e articolazioni. Riconoscere il peso della componente cognitiva ed emotiva non è un “di più” opzionale, ma parte integrante di una riabilitazione efficace — e di una reale continuità delle cure tra i diversi professionisti coinvolti.
Fonte di riferimento: Kaufmann et al., 2017, sullo sviluppo del connettoma e le sue implicazioni cliniche.