Riforma delle professioni sanitarie: cosa cambia per i fisioterapisti

La Camera ha approvato in prima lettura, con 143 sì, 113 no e 3 astenuti, il ddl delega sulle professioni sanitarie, che ora passa al Senato. Il testo è una legge delega: fissa i principi, poi i decreti attuativi dovranno tradurli in norme concrete. Per chi lavora in riabilitazione conviene capire fin da ora cosa riguarda la nostra professione.

Il riconoscimento dell’esercizio fisico strutturato

A luglio la Commissione Affari Sociali ha approvato un emendamento che inserisce i fisioterapisti nel sistema di collaborazione interdisciplinare con medici dello sport, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta per la promozione dell’esercizio fisico strutturato. La FNOFI lo ha letto come un riconoscimento esplicito del ruolo dei fisioterapisti nella prevenzione sanitaria. La Federazione ha anche precisato che il principio dovrà tradursi in protocolli condivisi, da costruire con il Ministero della Salute e le altre professioni coinvolte.

Fisioterapista e chinesiologo: un confronto aperto

Nello stesso periodo si è acceso il dibattito sul rapporto con i chinesiologi. Il 29 luglio la FNOFI ha pubblicato un dossier in cui sostiene che le due figure siano diverse per storia, natura giuridica, formazione, competenze e finalità. Secondo la Federazione il fisioterapista appartiene al sistema sanitario vigilato dal Ministero della Salute, mentre il chinesiologo, istituito dalla Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021), appartiene al sistema dell’attività motoria e dello sport. Il criterio distintivo proposto è la finalità: quando il movimento serve a prevenire una malattia, trattare una patologia o recuperare una funzione, diventa esercizio terapeutico e rientra nella sanità. Questa è la posizione della FNOFI, e nel dossier si fa riferimento a rappresentanze dei chinesiologi che sostengono tesi diverse.

Un testo politicamente diviso

Il provvedimento va oltre le professioni riabilitative. Tra i contenuti più discussi ci sono lo scudo penale, che diventa strutturale e la procedura di reiscrizione dei medici radiati durante il Covid. Le opposizioni lo hanno criticato, e sindacati come l’USB ne hanno contestato l’impianto, giudicandolo privo di risorse e assunzioni. I sostenitori rispondono che la riforma affronta carenze di personale, divari territoriali e attrattività delle professioni.

Cosa aspettarsi

Il passaggio al Senato e i futuri decreti attuativi decideranno quanto del principio resterà nel testo definitivo e come verrà applicato. Per i fisioterapisti la partita riguarda soprattutto i protocolli sull’esercizio fisico strutturato e la definizione dei confini con le professioni dello sport.

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