Cicatrici e fisioterapia

Qualsiasi danno causato sulla superficie induce una serie di eventi che portano alla cicatrizzazione dei tessuti danneggiati, con conseguente cicatrice più o meno perfetta.

L’esatto meccanismo di guarigione non è ancora totalmente chiaro.

Esso è regolato da segnali biochimici complessi che guidano le molecole effettrici ad agire al momento giusto. Questo sistema complesso è molto vulnerabile e qualsiasi segnale anomalo che può indurre una guarigione non ottimale, causa la formazione di cicatrici ipertrofiche e cheloidi.

Cheloidi e cicatrici ipertrofiche sono quindi il risultato di proliferazione benigna di tessuto fibroso, in genere a causa di una risposta esagerata ad un trauma tissutale cutaneo o per una malattia (tatuaggi, ustioni, iniezioni, vaccini, punture, acne, ascessi o chirurgia) in soggetti predisposti (in particolare di razza nera).

Il criterio per la scelta del trattamento dipende dal tipo di cicatrice. Ci sono alcune terapie che presentano innumerevoli vantaggi rispetto ai minimi effetti collaterali: si parla di tecniche fisiche utilizzate da fisioterapisti con un’importante componente meccanica, come gli ultrasuoni, il laser o particolari tecniche di massaggio ( es.met.Cyriax).

La pressione applicata alla cicatrice (di solito attraverso particolari indumenti o bendaggi) è la misura conservativa più applicata nel corso degli ultimi tre decenni, da quando si è iniziato a osservare che le cicatrici dopo l’applicazione di calze elastiche in pazienti ustionati si riducevano di spessore.

Ci sono diversi studi che dimostrano l’efficacia di questa terapia. Un gruppo di ricercatori francesi ha eseguito uno studio su di essa che riflette, in parallelo, sugli altri tipi di forze meccaniche; nonostante la mancanza di studi conclusivi sul rimodellamento nei tessuti, i metodi esposti sono utilizzati da molti fisioterapisti in centri di riabilitazione con esito, spesso abbastanza soddisfacente.

Le alternative di cura sono multiple: le principali difficoltà sono la mancanza di studi e quindi di metodi standardizzati per il trattamento:

Trattamento chirurgico: l’escissione chirurgica dei chelodi si associa a un tasso di recidiva del 50%-100% per questo è ora in disuso. Di solito la chirurgia si associa ad altri trattamenti perché essa riattiva i processi infiammatori. La chirirugia quando necessaria permette essenzialmente di ridurre il volume del cheloide.

Corticosteroidi intralesionali: si tratta di una delle terapie oggi più utilizzate, in particolare con triamcinolone acetonide. La sua efficacia è molto variabile, stimata circa al 50% secondo vari studi. L’effetto di questa terapia sarebbe l’inibizione della trascrizione di alcuni geni di proteine della matrice extracellulare (procollagene α1 (I) e α1 (III), fibronectina, TGF – β, e altre citochine) e di ridurre la sintesi α- macroglobulina, un inibitore della sintesi di collagenasi. È stata anche osservata una diminuzione della viscosità della matrice extracellulare. Gli effetti avversi del trattamento con iniezione di corticosteroidi intralesionali possono essere menzionati: dolore al sito di iniezione, che può essere diminuito dalla infiltrazione simultanea di un anestetico locale e iniezione molto lenta, atrofia cutanea, teleangectasie, necrosi ulcerazione e la sindrome di Cushing.

Pressoterapia: è efficace solo nei giovani cheloidi e per prevenire le recidive dopo l’asportazione chirurgica. E’ un anti-infiammatorio, anti-edema, soprattutto. La pressione esercitata deve essere maggiore di 25 mmHg, prolungata e permanente da 6 mesi a 1 anno. Alcune aree si prestano facilmente a questa procedura, come lo sterno, le spalla e gli arti; mentre in altri è più difficile da praticare, come la regione cervicale e la regione inguinale.
La presso terapia induce cambiamenti anche sulle cicatrici ipertrofiche, con essa l’orientamento disorganizzato delle fibre viene sostituito, sotto pressione, a quello osservato in una normale disposizione parallela di guarigione del tessuto , scomparendo così il modello nodulare.

Crioterapia: la Crioterapia con azoto liquido può essere usata come monoterapia e in aggiunta alla terapia con corticosteroidi intralesionali, con risultati variabili, con tassi di successo tra il 51% e l’80% (se combinati), i risultati sono migliori in cicatrici di meno di 2 anni .

Laser: i recenti progressi nelle tecnologie ottiche hanno prodotto sistemi laser in grado di ottimizzare l’aspetto delle cicatrici da varie eziologie. Il trattamento laser può iniziare già a partire dal momento iniziale della lesione iniziale fino a molti anni dopo l’evento. In uno studio è stato usato il laser pulsato di lunghezza d’onda da 585 nm, che danneggiava selettivamente il microcircolo delle lesioni senza provocare nuove cicatrici, riducendo in modo significativo eritema, prurito e il volume delle lesioni trattate senza recidiva a 6 mesi.

Ultrasuoni e tecniche manuali (osteopatia,massaggio, ecc…): anche se ci sono ancora pochi studi sugli effetti fisiologici della terapia manuale e in particolare del massaggio, l’evidenza clinica non nega i benefici che questa terapia porta alle cicatrici, in particolare le ipertrofiche. In  uno studio con pazienti coreani bruciati, si è visto che dopo il massaggio, i pazienti hanno mostrato una riduzione del prurito, un miglioramento della condizione della pelle, in particolare della flessibilità, della vascolarizzazione e dell’altezza cicatrice, tutti con il loro rispettivo impatto sull’umore.
Analogamente, il “micro-massaggio” prodotto da onde ultrasoniche (con o senza il fattore di calore) può essere un altro strumento utile per migliorare la qualità del tessuto cicatriziale. È stato dimostrato che gli ultrasuoni favoriscono il processo di rigenerazione in diversi tessuti e danno maggiore estensibilità in quelli contenenti collagene. Quello che non possiamo negare è che il passaggio di una qualsiasi delle forze meccaniche descritte su una cicatrice, non passa inosservato, e induce cambiamenti che alla fine determinano un miglioramento sia della flessibilità, sia dell’altezza della cicatrice e dello stato della pelle in generale.

[Fonte http://www.lucabarni.it/2014/09/cicatrici-caratteristiche-trattamento/]