La riabilitazione dopo la frattura dell’astragalo

L’astragalo è l’osso che connette piede e gamba, e che costituisce l’articolazione della caviglia insieme a tibia e perone. È fondamentale quindi per assicurare al corpo stabilità, equilibrio e postura corretta. Per questo, in caso di frattura, dopo l’intervento chirurgico e il periodo di ingessatura, richiede una riabilitazione motoria da eseguire con precisione e costanza, per ristabilizzarne totalmente la funzione ed evitare l’insorgere di piccoli e grandi problemi che potrebbero diventare cronici. Maurizio Lopresti, fisiatra del centro specialistico ortopedico traumatologico Gaetano Pini-Cto di Milano spiega i dettagli di questa riabilitazione.

A COSA SERVE. Se dopo la rimozione del gesso non si evidenziano complicanze, il fisiatra prescrive un progetto riabilitativo individuale da effettuare in un centro specializzato, che consiste in un insieme di tecniche riabilitative in grado di prevenire la rigidità e recuperare il movimento articolare, la capacità propriocettiva, la massa e la potenza muscolare.

IN COSA CONSISTE. Occorre essere assistiti da un fisioterapista, che oltre a far eseguire esercizi attivi e passivi al piede e alla caviglia, può associare, a seconda della situazione, terapie fisiche come la magnetoterapia che stimola la produzione ossea, la laserterapia, la tecarterapia e, in presenza di edema (un accumulo eccessivo di liquidi nei tessuti) il linfodrenaggio manuale. La deambulazione inizia con due stampelle che consentono un carico parziale, per poi passare a una via via che l’osso si sta consolidando, fino a eliminarle del tutto.

QUANTO DURA. Dipende da tempi e reattività di ogni singolo soggetto, anche se in genere quattro-sei mesi sono sufficienti per ristabilirsi completamente.
Ma è fondamentale iniziare immediatamente, per evitare l’insorgere di edemi, infiammazioni e rigidità eccessive. E proseguire con regolarità fino alla totale scomparsa del dolore e al completo recupero della mobilità. Volendo, in un secondo momento gli esercizi di mobilizzazione si possono eseguire anche a casa da soli, purché in maniera corretta, costante e regolare.

QUALI RISCHI SI CORRONO SE NON SI FA. Il pericolo maggiore è la rigidità della caviglia, l’insorgere di artrosi molto precoce e dolorosa, ma la complicanza più temuta è l’osteonecrosi dell’astragalo dovuta all’interruzione dell’apporto di sangue al tessuto osseo, che può provocarne tante piccole rotture fino al collasso finale. Inoltre, come per tutte le problematiche del piede, c’è il rischio di un’alterazione della postura, che col tempo potrebbe comportare problemi alla colonna vertebrale o in altri distretti.

COSA FARE DOPO. Anche quando il paziente si è ristabilito è bene non smettere mai di fare attività fisica. E’ molto consigliata soprattutto quelle in acqua, che consente lo scarico del peso corporeo e quindi facilita il movimento rendendolo più efficace. Ottimo anche lo spinning, così come una normale corsa in bicicletta, perché non comporta un grosso sovraccarico sull’articolazione del piede, favorisce il giusto movimento, attiva l’intera muscolatura degli arti inferiori e quindi aiuta il rinforzo muscolare.

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[Fonte http://www.ok-salute.it/diagnosi-e-cure/la-riabilitazione-dopo-la-frattura-dellastragalo/]